Clown Dottori

Nel 1997 in Italia, presso l’Ospedale Pediatrico “Anna Mayer” di Firenze, è stato introdotto dall’Associazione Clown Aid, il progetto pilota “Clown in corsia”. L’iniziativa, molto apprezzata dai bambini degenti, dai loro familiari e dallo staff medico, ha avuto un suo seguito e così lo stesso progetto “Clown in Corsia” è stato sostenuto in un secondo momento dalla Regione Toscana, dall’Associazione Armonia, dall’Ente Teatrale Italiano (ETI), dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

I clown-dottori non fanno diagnosi, così come non compilano cartelle cliniche; invece di applicarsi alla parte malata del paziente, si rivolgono a ciò che in lui è in buona salute, entrano in relazione con il bambino nella sua totalità. Per troppo tempo la medicina si è limitata a prendere in esame solo la parte malata del bambino: il clown-dottore si preoccupa invece di valorizzare la parte sana e gioca con essa. Attraverso la comicità sdrammatizza i trattamenti medici in modo da ridurre la paura e l’ansia che sono associate alla degenza. Aiuta i genitori e l’èquipe medica a prendere coscienza che una persona non si riduce alla sua malattia; permettendo così al bambino di poter decidere se compiere un gesto semplice come ridere o non ridere.

Ciò che i clown offrono è dunque una diversa visione delle cose.

La “gelotologia” è la disciplina che studia in modo sistematico l’attività del ridere come rimedio psicofisico. La comico terapia, infatti, può avere effetti straordinari sui pazienti. Ne è un esempio il caso specifico di una biopsia ossea eseguita nell’anno 2002 al Mayer di Firenze su Edlira, una bambina albanese di 11 anni, per la quale è stata utilizzata soltanto un’anestesia locale; la bambina distratta dai giochi di due “clown-dottori” ha resistito senza problemi al lungo e doloroso intervento, sostenuta da una spruzzata di gas esilarante. A tal proposito il Professore Mario Farnè, docente di Psicologia medica all’Università di Bologna, spiega che, diminuendo lo stress da paura e da sofferenza, si riduce notevolmente anche il bisogno dei farmaci. I dati parlano di una riduzione del 50% circa della degenza e di un 20% dell’uso di anestetici.

Perché si usa il termine “clown-dottore”? Perché, pur indossando il camice alla stregua dei suoi colleghi medici, al cui operato è complementare, il clown-dottore si prefigura anche come elemento antitetico, incarnando marcatamente, agli occhi del degente e della sua famiglia, il ruolo di anti-medico, ovvero dell’alter ego buffone e pasticcione d’un autorità imposta per motivi contingenti. La valenza terapeutica del clown-dottore è difatti duplice e si esplicita nell’unica opportunità di scelta offerta al bambino ospedalizzato e alla sua famiglia, che possono accettare di buon grado le istrionerie o, di contro, rifiutarle senza timori reverenziali. A differenza dello staff medico, che segue un orario di visita ben preciso e dettagliato, il clown-dottore entra nella stanza del bambino solo se invitato dal bambino, senza alcuna costrizione. Questa unica possibilità di rifiuto dà al bambino ospedalizzato la forza e l’opportunità di scaricare le sue paure, le sue tensioni e le sue frustrazioni.

Fabrizio Cuccoli
Dottor Ino
quando c’ho l’ispirazione scrivo qualcosa su dottor ino ! :D
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Molto interessata a qualsiasi oggetto (e non) del pianeta umano ( e non ).
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